Lavoro e reddito di cittadinanza

Si parla molto, inevitabilmente in questo periodo, di reddito di cittadinanza. È una misura che contempla molti obiettivi e che risponde a diverse necessità. Il primo obiettivo è quello di offrire un reddito a chi non ha nessuna forma di entrate e che vive dunque in uno stato di necessità. È una misura sociale, che in Italia è poco sperimentata e che nella scorsa legislatura era già stata avviata con quello che era definito reddito di inclusione, la possibilità, per chi vive in condizioni di povertà, di accedere a una serie di consumi che gli consentano di sopravvivere con dignità. I 780 euro promessi a chi ha una condizione di reale indigenza possono creare le condizioni per superare le difficoltà. È ovvio che questa soluzione presenta problemi di vario tipo, dalla durata a termine del provvedimento (18 mesi) fino all’esistenza in Italia di un gran numero di evasori, che potrebbero approfittare di questo. Ma lo spirito del provvedimento è giusto.

L’altro obiettivo del reddito di cittadinanza è quello di favorire chi è alla ricerca di lavoro nella costruzione di un percorso agevolato che lo porti all’occupazione. È noto che molte aziende cercano lavoratori, e spesso non riescono a incontrare chi è invece il lavoro lo offre. È il caso, solo per fare un esempio tra mille, delle aziende nel campo della consulenza telefonica (Accueil, ad esempio) e spendono grandi risorse per arrivare ai potenziali lavoratori. Quindi dei servizi che possano agevolare chi cerca lavoro e farlo incontrare con chi lo offre sono benvenuti. C’è chi obietta che fornire anche un reddito a chi cerca lavoro e non solo dei servizi di qualità per l’orientamento e la formazione, rischia di indurre alla pigrizia: il famoso divano in agguato sulla strada del disoccupato. Ma questo non è probabilmente la vera difficoltà. La vera difficoltà sta invece nella mancanza di competenze in grado effettivamente di fare questo lavoro di intermediazione, di orientamento e di consulenza. Il governo ha previsto di assumere migliaia di operatori nel campo, i famosi navigator, ma si farà in tempo e trovarne tanti in modo veloce? E a formarli bene, perché oggi il mercato del lavoro – per buffa contraddizione – non produce personale in grado di fare orientamento. E dunque? Occorrerà un reddito di cittadinanza per chi deve diventare navigator? È un paradosso, ma ci si consenta di esprimerlo.