Le regole dello Smart Working in vigore dal 15 ottobre

Prima dell’epidemia da Coronavirus, i numeri relativi al lavoro svolto in modalità smart working, erano molto più bassi rispetto ai dati ottenuti nel bel mezzo dell’emergenza, che sono arrivati a contare addirittura tra i sei e gli otto milioni di lavoratori.

Questo strumento si è rivelato fondamentale per garantire una continuità nel settore lavorativo, però bisogna attuare delle modifiche che vadano a delineare le norme e le competenze che spettano alle aziende e ai vari lavoratori.

Le riforme previste per il 15 di ottobre

Secondo quanto riportato dal governo, dal 15 ottobre, data in cui terminerà lo stato di emergenza, ci saranno delle novità per quanto riguarda la gestione del lavoro tramite la modalità di smart working.

Ciò sta a significare che dal 16 ottobre, a meno che non vi siano delle modifiche dettate dal Ministro del lavoro, ogni datore di lavoro dovrà mettere in atto il meccanismo derivante dalla Legge 31, adottando degli accordi individuali con ogni lavoratore coinvolto nel settore dello smart working.

Ci sono molte ipotesi per quanto riguarda questo settore, ed il Ministro del lavoro, Nunzia Catalfo ha deciso di convocare vari sindacati ed associazioni per dichiarare tutte le impostazioni della legge relative al lavoro agile.

Lo smart working diventerà una realtà continuativa

Lo smart working continuerà ad essere considerato come un diritto del lavoratore, in quanto il datore di lavoro non può negarlo, soprattutto nei casi in cui in seguito a degli episodi di quarantena certificati dall’autorità sanitaria, i genitori debbano rimanere a casa con i figli.

Per far sì che questa modalità venga rispettata, i figli devono avere al massimo 14 anni, devono convivere con il genitore, e l’altro genitore deve lavorare e non trovarsi in situazioni di congedo o malattia.

Inoltre la quarantena va validata da un provvedimento emanato dall’autorità sanitaria.

Lo smart working per chi ha figli under 14 in quarantena

Esiste un provvedimento che riconosce ai genitori che lavorano, degli indennizzi utili all’accudimento di un figlio affetto da COVID-19.

Questo provvedimento dichiara che un genitore lavoratore, può ricorrere al lavoro in modalità smart working per il periodo corrispondente alla quarantena se ha un figlio convivente minore, con massimo 14 anni di età.

Ciò in seguito ad un decreto di prevenzione emanato dall’Asl.

Nel caso questa prestazione lavorativa non possa essere svolta in questa modalità, uno dei due genitori potrebbe richiedere un congedo straordinario che verrà retribuito al 50%, ed in alcuni casi, uno dei due genitori può astenersi dal lavoro secondo dei calcoli che vengono effettuati in concomitanza con l’articolo 23 del testo unico.

Come eseguire al meglio lo smart working

Per far sì che questa modalità di lavoro diventi davvero proficua, bisogna rispettare delle piccole regole che prevedono il rispetto del tempo dedicato al lavoro e quello dedicato al riposo.

Bisogna inoltre concentrarsi sul proprio lavoro senza isolarsi e adottando una giusta postazione, mantenendo le proprie abitudini e concentrandosi sulla qualità dei risultati da perseguire.

Il tutto va pianificato in tempo e bisogna verificare che ogni cosa venga svolto nella maniera più efficiente possibile.